lunedì 23 novembre 2009
La Green economy come scelta obbligata per affrontare la sfida
dei mutamenti climatici, e come strategia efficace per combattere
la crisi e rilanciare l'economia a partire dall'innovazione, dalla
ricerca, dalla conoscenza. Di questo si è discusso in un
convegno tenutosi martedì 17 novembre a Roma, focalizzato
sulla ricerca "
Green Italy. Ambiente, Innovazione e Qualità per sfidare il
futuro", realizzata dalle fondazioni
Farefuturo e Symbola.
L'indagine delinea un quadro dell'economia italiana in cui
risulta che quattro aziende su dieci in Italia puntano su
prodotti e tecnologie capaci di ridurre l'impatto ambientale e di
garantire il risparmio energetico. Emerge dunque anche nel
nostro Paese un modello di business fondato su criteri di
sostenibilità ambientale (la cosiddetta "green economy"),
che invece di ostacolare la crescita dell'economia ne favorisce lo
sviluppo, creando mercato e assicurando ritorni economici
attraverso l'investimento nell'ambiente.
La Germania prima in Europa
In Europa la Germania, investendo prima e più degli altri
nello sviluppo delle energie rinnovabili, è stato il Paese
che ha colto meglio degli altri le opportunità della green
economy. Anche l'Italia, sia pur in ritardo rispetto a parte
dell'Europa, ha intrapreso questo percorso.
Energie rinnovabili e riconversione
La ricerca pone in evidenza come la green economy "made in
Italy" segue due direttrici principali: lo sviluppo di alcuni
settori innovativi ‐ energie alternative in
primis ‐ e la riconversione in chiave ecosostenibile
di comparti tradizionali legati al manifatturiero. La
sfida climatica sta spingendo alcuni settori del made in Italy a
riposizionarsi sul mercato anche puntando
sull'eco‐compatibilità.
"Si tratta - spiega la ricerca - di tendenze ancora in nuce che
investono al momento singoli casi di eccellenza ma che, se
adeguatamente sostenute da politiche pubbliche, potrebbero anche
assumere dimensioni di sistema". Ad esempio, molte piccole e medie
imprese stanno muovendosi dalla meccanica pura verso le
energie rinnovabili ‐ dalla progettazione degli
impianti alla produzione ‐ ma anche verso altri settori, come
il recupero dei vettori energetici da produzione
industriale o la produzione di idrogeno da
lavorazioni di semiconduttori. Altri esempi di una svolta
verde si trovano nei settori della ceramica - che duramente colpito
dalla recessione, è stato fra i primi a sperimentare la via
"green" nel tentativo di superare la crisi -, automotive, nautica,
tessile, rubinetti, legno-arredamento, chimica e agricoltura.
L'industria delle rinnovabili è
cresciuta
La ricerca, azzardando una stima sommaria, calcola che in Italia
il settore ambientale (rifiuti, energie
rinnovabili, disinquinamento, salute e sicurezza, risorse
agro‐forestali) fattura complessivamente 10 miliardi
di euro e occupa circa 300 mila addetti.
Nel settore delle rinnovabili, ad esempio, il Belpaese lo scorso
anno ha raggiunto il terzo posto in Europa e il sesto nel mondo
come potenza e generazione di energia derivata dal vento.
L'industria eolica italiana risulta molto avanzata, soprattutto per
quanto riguarda i processi di gestione, manutenzione e sviluppo
degli impianti.
Opportunità occupazionali
Secondo un'indagine di Unioncamere, il 40% delle Pmi sta
puntando sulla green economy per superare la crisi. In
base ai dati del rapporto "Working for the Climate" di Greenpeace
International, puntare in Italia sulle energie alternative
significherebbe raggiungere oltre 100 mila occupati nel
2030, l'82% in più rispetto ai 56 mila dello
scenario di riferimento. Il 73% dei lavoratori del settore sarebbe
occupato nelle rinnovabili, mentre per il 22% si tratterebbe di
nuovi posti di lavoro creati grazie agli investimenti in efficienza
energetica. Secondo invece le stime del rapporto "Prospettive di
sviluppo delle tecnologie rinnovabili" dell'Università
Bocconi, se si rispettassero i parametri del pacchetto Energia e
Ambiente dell'Ue, in Italia potrebbero crearsi almeno altri
250.000 nuovi posti di lavoro nelle energie rinnovabili,
di cui 66.000 solo nell'eolico.