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La termovalorizzazione
La normativa recente (D. Lgs. 5.2.97, n. 22) ha
sicuramente favorito il passaggio dal vecchio concetto degli
inceneritori alla termovalorizzazione, ovvero alle tecniche di
smaltimento che non solo riducono drasticamente il volume dei
rifiuti da conferire in discarica, ma - soprattutto - realizzano un
recupero energetico.
Nei processi di termovalorizzazione il materiale di alimentazione
è preparato in appositi impianti in cui viene vagliato,
selezionato, triturato, omogeneizzato e ridotto sotto forma di
cilindretti a basso contenuto di umidità o in forma
"coriandolata". In tali impianti si recupera il contenuto termico
dei rifiuti escludendo la parte che si disperde attraverso i fumi,
i dispositivi di raffreddamento, le pareti dell'impianto e le
scorie.
L'energia recuperata è parzialmente utilizzata per il
funzionamento stesso dell'impianto e, in massima parte, viene
immessa nella rete elettrica nazionale oppure utilizzata sul
territorio dove è situato l'impianto (ad esempio per
riscaldare direttamente scuole o edifici pubblici). Con il recupero
energetico, i rifiuti solidi urbani, oltre ad acquisire un valore
aggiunto notevole, possono essere catalogati tra le fonti di
energia rinnovabile.
L'IMPIANTO DI
TERMOVALORIZZAZIONE
L'approfondimento scientifico e il miglioramento tecnologico hanno
portato alla messa a punto di procedimenti avanzati di
incenerimento in grado di garantire una adeguata protezione
ambientale.
La termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani è oggi una
forma di recupero sicura e vantaggiosa in termini ambientali. Come
tale essa viene considerata fondamentale nell'ambito delle
strategie integrate di gestione dei rifiuti solidi urbani in tutti
i Paesi industrializzati. Il futuro ormai imminente della
termovalorizzazione è nell'impiego di tecnologie innovative
e con impatti ambientali sempre minori.
 
Un impianto di termovalorizzazione è sostanzialmente
costituito da un forno, da una camera di post-combustione, da una
caldaia per il recupero del calore generato dalla combustione e da
sistemi per l'abbattimento delle emissioni.
All'interno del forno la combustione avviene, a temperature
superiori a 1000°C, in tre fasi:
- essiccamento del prodotto e precombustione
- combustione delle sostanze volatili
- combustione dei residui solidi e loro trasformazione in
scorie
La combustione attuata con queste caratteristiche consente
già di per sé la distruzione delle sostanze tossiche
sprigionatesi durante il processo, con una efficienza che è
pari o superiore al 99,9%, fugando ogni possibile dubbio in tema di
sicurezza per le popolazioni.
I fumi prodotti vengono trasferiti in una camera di
post-combustione per completare i processi di combustione,
condizione indispensabile a garantire l'assenza di composti
organici nei fumi in uscita dall'impianto.
Attraversata la camera di post-combustione si svolge la fase
cruciale del ciclo energetico: i fumi entrano nella caldaia, dove
cedono il proprio calore trasformando acqua in vapore. L'energia
contenuta nel vapore può essere utilizzata come energia
termica, ovvero energia elettrica impiegabile anche per
autoalimentare l'impianto.
All'uscita dalla caldaia i fumi raffreddati vengono
immessi nel circuito dei diversi sistemi di depurazione che
consentono l'abbattimento delle diverse tipologie di sostanze
inquinanti. Dalla combustione dei rifiuti alla fine restano - come
residui - scorie che rappresentano il 10-12% in volume ed il 15-20%
in peso dei rifiuti stessi e ceneri pari al 5%. Le scorie vengono
avviate in discarica oppure (se opportunamente inertizzate)
utilizzate in alcuni Paesi come materiale per fondi stradali ed
altri usi civili.
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